Marco Melandri (Getty Images)
In un’intervista, l’ex pilota Marco Melandri ha rivelato chi sono stati i suoi più grandi rivali nel Motomondiale. Il racconto
In vent’anni di carriera da pilota, Marco Melandri ha affrontato alcuni tra i più grandi protagonisti del Motomondiale di sempre. In un’intervista a Gazzetta Motori, il ravennate ha rivelato quali sono stati i suoi maggiori rivali e i suoi compagni di squadra da cui ha potuto imparare alcuni aspetti per essere un grande pilota.
I ricordi riaffiorano nel corso dell’intervista e lo portano a citare il suo primo compagno di squadra in 125, Tomoki Manako, che, secondo Melandri, era “fortissimo” e da cui ha potuto apprendere moltissime cose. Ma durante la sua carriera, l’ex campione della 250 si è potuto confrontare altresì con Valentino Rossi, Capirossi, Biaggi e Stoner, di cui è stato compagno in Ducati in MotoGP.
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“Con Biaggi ho un rapporto particolare – afferma Melandri – perché personalmente non lo conosco, l’ho conosciuto soltanto in pista, dove abbiamo avuto alcuni screzi. Ho provato a chiarirci però mi è sembrato sempre una persona abbastanza timida e insicura, molto sulle sue“.
Dopodiché, l’ex pilota ha spiegato il suo rapporto con il nove volte campione mondiale Valentino Rossi: “Forse è il pilota che conosco meglio, siamo stati molto amici da bambini, andavamo alle gare insieme, siamo cresciuti insieme. Poi ad un certo punto per me è diventato tutto complicato – spiega -, perché venivo sempre paragonato a lui, arrivavo dietro lui, ero considerato quello che copiava, che faceva meno di lui, non è stato facile. Arrivati in MotoGP, il business ha preso il sopravvento sul rapporto umano, avevamo idee diverse e ci siamo persi un po’ per strada. Ma da parte mia la stima e il rispetto non verranno mai a mancare“.
Melandri ha poi parlato del suo ex compagno di squadra in Ducati Casey Stoner: “Stoner è un personaggio davvero complicato, credo indecifrabile, persino per lui stesso, ma aveva un talento spropositato – prosegue -. E’ stato bello condividere il box con lui in Ducati perché ho potuto imparare e vedere cose che non credevo potessero essere reali. Sapeva sempre fare la cosa giusta al momento giusto in pista, anche se quando glielo chiedevo non si ricordava di averla fatta. Era incredibile, però era perfetto per quella moto, riusciva sempre ad interpretarla come mai nessuno è riuscito a fare dopo di lui“.
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