Formula 1

Jean Todt, 75 anni da vincente: le curiosità sugli anni in Ferrari

Compie 75 anni Jean Todt, che sta per lasciare l’incarico di presidente della FIA. Ha guidato la scuderia Ferrari nel periodo d’oro di Michael Schumacher

Jean Todt, 75 anni da vincente: rese grande la Ferrari con Schumacher

Non lo descrivono come attraente o simpatico. Ma come una mente che controlla tutto, alimentata da una determinazione senza fine. E’ il ritratto di Jean Todt, presidente della FIA in scadenza di mandato, che compie 75 anni.

Ha costruito la Ferrari degli anni d’oro con Michael Schumacher. Il tedesco gli era diventato amico, un privilegio di pochi. “Sono molto legato a Michael, non è una persona che conceda la sua amicizia facilmente. Con me l’ha fatto. Così si creano relazioni forti” ha detto. Non sorprende che ancora oggi Todt sia uno dei pochi ammessi a incontrare Schumacher dopo l’incidente. Sempre senza mai rivelare nulla di significativo sulle sue condizioni di salute.

Todt e le corse: l’inizio della passione

Nato a Pierrefort, nella Francia centrale, Todt cresce a Bezons, sobborgo occidentale di Parigi. E’ figlio di un medico, appassionato di corse fin da piccolo. Da quando assiste per la prima volta a una gara dal vivo. Ha dieci anni e resta affascinato da Jim Clark.

Inizia a gareggiare con la Mini Cooper del padre, ma capisce subito di non avere quel che serve per diventare un campione. Gli piace la matematica, studia in una business school di Parigi. E’ a lungo co-pilota nei rally per la Peugeot, ma la sua strada nel mondo delle corse inizia a salire verso il successo quando diventa manager. Dirige la Peugeot Talbot Sport, che guida alla conquista di quattro titoli nei rally e di due edizioni della 24 Ore di Le Mans, nel 1992 e nel 1993.

Sembra pronto a lasciare quel mondo, quando gli arriva l’offerta della Ferrari. Luca Cordero di Montezemolo lo chiama per dirigere la scuderia di Maranello in Formula 1. L’obiettivo è tornare a vincere il Mondiale, un trionfo che in quel momento mancava dal 1979.

Leggi anche – Ferrari, Jean Todt e il paragone col passato: “Nel 93′ stavamo peggio”

Jean Todt e Schumacher, coppia d’oro alla Ferrari

Jean Todt e Schumacher, coppia d’oro alla Ferrari

L’offerta della Ferrari è di quelle che non si possono rifiutare. Ferrari vuol dire storia, passione, è un emblema. “E’ come giocare la finale dei mondiali” disse una volta Todt. A Maranello non si può dire di no. Todt, infatti, dice sì. E niente sarà più come prima.

Alain Prost, che aveva abbandonato il Cavallino dopo meno di due anni accusando la squadra di avergli messo a disposizione “un camion” e non una macchina di Formula 1, non crede che possa durare molto. Secondo il Professore, Todt sarebbe rimasto al vertice della squadra per due stagioni al massimo.

Il francese, primo straniero al vertice della scuderia, ribalta ogni previsione. Ingaggia Schumacher, porta in Ferrari l’ingegnere Rory Byrne e dal 1997 il direttore tecnico Ross Brawn. Dal 1999, il Cavallino domina la Formula 1: arrivano sei titoli costruttori di fila, e dal 2000 inizia il quinquennio d’oro di Schumi.

Todt resta in Ferrari molto più di quanto avrebbe immaginato Prost. Ben sedici anni, il periodo più lungo di tutta la sua carriera in uno stesso team. Poi, nel 2009, viene eletto al vertice della FIA come successore di Max Mosley.

Chi lo conosce, racconta che in privato è capace di generosità non ostentate, calore e senso dell’umorismo. Pubblicamente, però, non sorride troppo. E’ un perfezionista in tutto quello che fa. Anche preparare la sua autobiografia che, ha detto a La Reserve, potrebbe uscire nel 2022.

Alessandro Mastroluca

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