Gilles Villeneuve, Aviatore senza tempo: un'icona della Formula 1 - Video
Gilles Villeneuve avrebbe compiuto 71 anni il 18 gennaio 2021. “Era l’uomo più genuino che abbia mai conosciuto” disse Jody Scheckter
Gilles Villeneuve sarà giovane per sempre, come gli eroi. Avrebbe settantun anni, oggi ma dell’Aviatore, da quell’ultimo volo a Zolder l’8 maggio del 1982, restano solo vecchi video, ricordi, racconti. Impossibile racchiudere la sua vita di pilota, impossibile rinchiudere il suo talento dentro una categoria, un’immagine.
Sempre oltre i limiti e le convenzioni, diverso da tutti e da tutti amato, svelava l’uomo nel suo essere pilota. Così ha conquistato Enzo Ferrari, come lo stesso “Drake” ha raccontato nel libro “Piloti che gente” del 1983. Gli avevano parlato di lui, spiega, l’ex pilota Chris Amon e Walter Wolf, che lo aveva schierato in alcune gare della formula CAN AM. “La sua origine era curiosa: idolo delle motoslitte e vincitore del campionato Atlantic” ricorda.
Decide di ingaggiarlo, quasi per una sfida. Per dimostrare a se stesso e al mondo che, con un’adeguata preparazione, in presenza di predisposizioni e talenti naturali, si può “costruire” un pilota”.
Missione compiuta. Villeneuve lascia sulla sua strada, circuito dopo circuito, semiassi rotti, cambi, frizioni e freni distrutti. Però, ha scritto Ferrari, “ci insegnava cosa bisognava fare perché un pilota potesse difendersi in un momento imprevedibile, in uno stato di necessità“.
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Nato a St-Jean sur Richelieu, in Canada, è rimasto “un puro”, parola di Mauro Forghieri, genio dell’ingegneria applicata alle corse, direttore tecnico della Ferrari dal 1962 al 1971, e dal 1973 al 1984.
L’amore sconfinato dei tifosi per il canadese non si spiega nei numeri che ne sintetizzano la carriera. Villeneuve ha corso 67 gran premi e ne ha vinti sei, con tredici altri piazzamenti a podio più due pole position e otto giri veloci. Non ha conquistato Mondiali, impresa riuscita invece al figlio Jacques nel 1997, stagione chiusa con il celebre incidente causato da Michael Schumacher a Jerez.
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Si spiega con il duello di Digione con René Arnoux, con il giro su tre ruote, inutile, pericoloso e leggendario nel 1979 a Zandvoort dove sarebbe morto tre anni dopo. Si spiega con l’esibizione sopraffina di sensibilità a Montrèal 1981. Quel giorno guidò sotto il diluvio e alla cieca, perché l’ala anteriore spezzata gli copriva la visuale.
Era un pilota leale, capace nel 1979 di scortare Jody Sheckter senza mai attaccarlo a Monza nel 1979, consentendogli così di vincere il suo unico Mondiale piloti. Gilles, ha detto il sudafricano nel giorno del suo funerale, “era il pilota più veloce nella storia dell’automobilismo. E la persona più genuina che abbia mai conosciuto”.
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