Cronaca

Vincent Reffet, i voli più temerari del jetman morto a Dubai | Video

Un’altra tragedia nel mondo degli sport estremi: muore tragicamente durante un volo di prova Vincent Reffet, aveva 36 anni

Vincent Reffet dopo il salto dalla Kuala Lumpur Tower (Getty Images)

Vincent Reffet aveva un dono straordinario: riusciva a rendere facile un mestiere difficile e rischiosissimo. E quando lo si intervistava, e gli si chiedeva perché avesse deciso di mettere a rischio la sua vita a ogni allenamento, rispondeva… “perché sono nato per essere libero”.

Vincent Reffet, l’erede di Icaro

E da uomo libero Vincent è morto mentre stava allenandosi per una nuova impresa. Nato ad Annecy, in Francia, 36 anni, Vincent aveva iniziato la sua attività negli sport estremi giovanissimo: si era avvicinato al mondo del basejump, il volo libero con minuscoli e leggerissimi paracadute che si aprivano solo all’ultimo istante. Aveva volato da tutti gli angoli più suggestivi del pianeta. Ma la sua base negli ultimi anni era Dubai: era saltato dalla Kuala Lumpur Tower, dal Palm Island di Dubai ma soprattutto dagli 828 metri del Burj Khalifa, il grattacielo più alto del mondo.

Negli anni aveva cominciato a elaborare una tuta alare con la quale progettava di poter atterrare in determinate condizioni in volo planato. Apparentemente una follia.

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Il volo con i jet sulla schiena

Il mito di Icaro per lui non era un mito ma un punto d’arrivo: “Sono convinto che il senso della mia esistenza sia quello di superare dei limiti con cui l’uomo si è sempre confrontato. Mi danno del folle ma calcolo perfettamente quelli che sono i rischi e se il margine è troppo alto, o se c’è il timore che qualcosa che non posso controllare vada sorto, non salto”.

Per anni si era allenato con lo svizzero Yves Rossy, uno dei veterani del volo libero che di fatto gli aveva ceduto il testimone rendendolo il jetman per eccellenza. Poi era diventato il numero uno in assoluto.

Suo il record mondiale con il salto dal Burj Khalifa: ma a Reffet i record non bastavano. Sponsorizzato dalla multinazionale Red Bull e da Dubai, che ospitava i suoi allenamenti e tutto il suo staff ormai da diversi anni, insieme a Rossy aveva battezzato la sua squadra di volo dei Jetman Dubai. Equipaggiato con una tuta alare attrezzata con alcuni minijet, Reffet era riuscito a battere il record di velocità, superando i 400 km/h, e quello di altezza superando i seimila metri.

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Un tragico incidente

Un fuoriclasse assoluto, che sapeva di rischiare la pelle ogni volta che lasciava terra. Famosa l’immagine con la quale Rossy e Reffet affiancano un Airbus A380 della Emirates in violo sopra Dubai. Un uomo straordinario, con una visione estrema della vita e del senso del rischio: che stavolta lo ha tradito. Stando a una ricostruzione sommaria, le cause dell’incidente sono ancora al vaglio degli inquirenti, Reffet stava provando la sua tuta jet in una base militare non lontana da Dubai. Era regolarmente decollato precipitando a terra dopo pochi minuti avendo avvertito via radio il suo team di avere un problema con i motori. La Jetmen Dubai si è limitata a confermare il decesso, chiedendo a tutti i fan di stringersi intorno alla famiglia e agli amici di Reffet con pensieri e preghiere.

Milioni di messaggi hanno invaso il web dove Reffet era popolarissimo anche per la viralità di tutti i suoi contenuti video. Accanto a ogni messaggio l’hashtag #daredevil, il suo soprannome con il quale veniva chiamato anche in volo. Come se fosse la matricola di un aereo…

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Uno degli ultimi decolli di Vincent Reffet dalla baia di Dubai per la Mission Human Flight

Un omaggio a Reffet con il suo volo insieme alla pattuglia acrobatica francese

Stefano Benzi

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