Jonathan Rea, sesto titolo mondiale di Superbike consecutivo (Foto World Superbike)
Difficile avere ancora fame e nutrire sempre nuovi stimoli quando si ha vinto praticamente tutto per diversi anni in Superbike, ma Jonathan Rea non sembra avere questo problema.
Il rider della Kawasaki, conquistato il suo sesto titolo Superbike consecutivo, guarda al futuro…
Il successo conquistato nella Gara #1 dell’Estoril era ampiamente pronosticabile. A Jonathan Rea bastava un tredicesimo posto anche se il suo rivale più vicino, Scott Redding, avesse vinto. Il nordirlandese ha fatto molto di più: rimontando dalla quindicesima alla seconda posizione per poi gestire il suo vantaggio e chiudere con un comodissimo quarto posto. E ora? “…e ora mi piacerebbe conquistare la vittoria numero 100 anche se si tratta solo di un numero e di fatto il record di vittorie è comunque mio da tempo. Ma andare in tripla cifra sarebbe straordinario, qualcosa che non avrei nemmeno lontanamente immaginato di poter realizzare”.
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Rea non ha alcuna intenzione di perdere ora quell’umiltà che lo ha sempre contraddistinto: “Il mio non è un successo individuale ma il frutto di un lavoro di squadra – dice il sei volte mondiale di Superbike – nessuno vince così tanto per conto proprio. In Kawasaki si è creata una realtà straordinaria, non solo perché si vince ma perché tutti insieme abbiamo sposato un progetto che è anche condiviso a livello umano. Siamo una famiglia. Non ho mai provato così tanta gioia nel vincere insieme ai miei compagni di scuderia”.
Rea rivela che non ha alcuna intenzione di fermarsi: “Stiamo già lavorando al prossimo anno, tutti speriamo che possa arrivare una nuova moto non tanto perché quella che abbiamo non va, tutt’altro. Ma perché sarebbe bello sviluppare qualcosa di nuovo in modo altrettanto entusiasmante. Vorremmo il settimo titolo (eguaglierebbe il primato di Agostini e della MV Agusta n.d.r.) e sappiamo che la competizione è sempre più serrata perché tutte le case si stanno avvicinando e l’anno prossimo, tornando a un campionato con un numero normalizzato di gare, difendere il titolo sarà ancora più difficile”.
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