McLaren a rischio fallimento: un possibile prestito per evitare default
Il gruppo McLaren ha richiesto un prestito alla National Bank of Bahrain per evitare la bancarotta. Servono fondi entro metà luglio
La McLaren rischia la bancarotta. Servono soldi e subito, nuovi prestiti entro il 17 luglio per far fronte a quella che la casa britannica descrive come una “inattesa e grave difficoltà finanziaria”. Il gruppo McLaren, che non include solo la scuderia di Formula 1, spinge per ottenere un prestito della National Bank of Bahrain.
Il 44% della banca, infatti, è di proprietà della Mumtalakat Holding Company, il fondo sovrano del Bahrain che controlla anche il 56% della McLaren. Secondo i documenti a cui fa riferimento la BBC, l’azienda ha azienda ha bisogno di 280 milioni di sterline.
McLaren sta trattando per un rifinanziamento da 310 milioni di euro e pensa di dare in garanzia la sede e una collezione di auto da corsa. Ma secondo alcuni finanziatori, spiega Christian Sylt di Forbes, questi beni sarebbero già stati impegnati a garanzia di due bond del 2017 per un totale di quasi seicento milioni di euro.
Per questo puntano a bloccare l’operazione. McLaren ha fatto loro causa: senza l’operazione rischia l’insolvenza. La High Court di Londra dovrebbe esaminare la questione la prossima settimana.
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I creditori, che secondo la BBC avrebbero ricevuto 143 milioni di euro come restituzione parziale dei prestiti, sostengono di aver finanziato il gruppo per oltre mezzo miliardo negli ultimi diciotto mesi.
La situazione economica, spiega l’azienda, si è aggravata per effetto della pandemia di coronavirus che ha ritardato l’inizio della stagione di Formula 1, comportato l’interruzione delle forniture, la chiusura dei concessionari, la sospensione della produzione e la riduzione dei posti di lavoro. A fronte di un aumento dei costi per garantire le misure di sicurezza.
Già all’inizio dell’anno, per far fronte a tutto questo, McLaren aveva chiesto un prestito pubblico di 165 milioni di euro al governo britannico. Ma la richiesta è stata respinta e il marchio ha tagliato il 10% dei posti di lavoro, 1.200 in totale, di cui 70 nella scuderia di Formula 1.
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