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Petrolio non venduto, che fine fa quello stoccato: i “rimedi” delle aziende

La pandemia ha ridotto il consumo dei carburanti da autotrazione e il petrolio non è mai costato così poco al punto da costringere i paesi produttori e le società concessionarie a trovare un modo per mantenere i costi di estrazione bassissimi, immagazzinando il petrolio in attesa che i mercati ripartano.

Un impiantodi estrazione regolarmente funzionante in Iraq (Getty Images)

La pandemia di COVID19 ha causato enormi problemi dal punto di vista economico e finanziario in tutto il mondo. Le conseguenze sono purtroppo già drammatiche e si prolungheranno nel corso dei mesi a venire. Se alcuni settori industriali stanno già facendo i conti con le conseguenze di quello che la pandemia ha causato, altri dovranno riorganizzarsi quasi completamente e, per molti settori, i privilegi del passato saranno uno sfocato ricordo.

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TOPSHOT – An employee walks towards a tank in the Nahr Bin Omar natural gas field, north of the southern Iraqi port of Basra on April 21, 2020. (Photo by Hussein FALEH / AFP) (Photo by HUSSEIN FALEH/AFP via Getty Images)

Il COVID19 ci lascia un mondo in recessione

In questo momento, per esempio, il pensiero va al turismo, una delle principali industrie del nostro paese che è letteralmente in ginocchio. Molti gli alberghi chiusi, tanti quelli che non potranno riaprire. Stagione estiva completamente da reinventare e in qualche caso, probabilmente, da cancellare. I soldi saranno pochi per tutti e, soprattutto, c’è un enorme incertezza su quello che si potrà e non si potrà fare e le ultime indicazioni da parte del governo non sembrano certo dare tranquillità.

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Una raffineria di carburante a della Gunvor Petroleum di Rozenburg, Olanda (Getty Images)

Il caso limite del petrolio

In tutto questo, tuttavia, ci sono stati anche dei segnali contrastanti, come per esempio il prezzo del petrolio. Il prezzo del greggio al barile non è mai stato così basso, e di conseguenza anche i prezzi alle stazioni di servizio, in molti casi, ci sono mantenuti estremamente concorrenziali. Ma c’è poco di cui essere contenti. I prezzi sono bassi semplicemente perché il consumo è ai minimi storici. Dopo oltre 40 giorni di isolamento l’unico dato certo è che le auto non hanno mai circolato così poco, che non sono mai stati pagati così pochi pedaggi sulle autostrade e che l’abituale consumo di carburante, legato non soltanto al traffico privato ma anche agli autotrasporti e al trasporto pubblico, è lontanissimo da quelle che sono state le ultime medie settimanali.

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Il prezzo al ribasso del greggio ha riempito completamente tutti i serbatoi di stoccaggio (Getty Images)

Estrarre e stoccare: ovunque

Ma in questo caso, le grandi industrie petrolifere, come fanno per organizzarsi e garantire gli approvvigionamenti quando un domani l’economia ricomincerà a girare e i consumi avranno nuove richieste da parte del pubblico? Semplice. L’industria dell’estrazione ha rallentato ma non si è mai fermata. Interrompere l’estrazione di un impianto petrolifero costerebbe troppi soldi e sarebbe altrettanto costoso riprendere l’attività a pieno regime in un secondo momento. Di conseguenze tutti i paesi che vivono delle estrazioni di petrolio continuano a estrarlo, a raffinarlo e, dove c’è posto, anche a immagazzinarlo. Proprio lo stoccaggio del petrolio eccedente è uno dei dati fondamentali che rischia, tra breve avere un peso sostanziale sull’equilibrio dei prezzi.

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Una tradizionale pompa per l’estrazione del greggio in azione a Willow Springs California (Getty Images)

Si stocca petrolio negli impianti in disuso

Secondo numerose indagini, l’ultima è stata svolta dal quotidiano La Repubblica, Il problema più importante in questo momento per le aziende che raffinano e distribuiscono il carburante da autotrazione è proprio quello di trovare dei luoghi adatti allo stoccaggio, magazzini enormi e che non costino un occhio della testa. Il problema,in questo momento, è addirittura a monte: e dunque non tanto stoccare i carburanti quando il greggio vero e proprio che comincia a essere troppo e in misura eccedente rispetto persino a quelli che sono gli spazi già a disposizione delle società estrattrici.

In questo momento il consumo di petrolio è sceso di un terzo abbondante. Dai 100 milioni di barili estratti al giorno siamo intorno ai 70 milioni di barili. Il petrolio continua a essere estratto ma con un ritmo più lento e, dove c’è posto, viene stoccato. Vecchi serbatoi, impianti in disuso, cisterne che vengono ricavate in grotte e caverne. La cosa importante in questo momento è far circolare solo il petrolio che serve e non mettere il movimento, e dunque sul mercato, tutto il petrolio che viene estratto. Estrarlo ora costa meno che mai ma venderlo ai prezzi odierni significherebbe perdere un sacco di soldi. Per cui tutte le società estrattrici continuano a estrarre quanto più petrolio possibile stoccandolo ovunque. In attesa che i prezzi, insieme ai comuni, si alzino di nuovo.

Stefano Benzi

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