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F1, Test Barcellona: cosa non va nella Ferrari SF1000

F1, Test Barcellona: cosa non va nella nuova Ferrari SF1000, al debutto in Spagna in questo 2020 che si annuncia complicato

F1, Test Barcellona: cosa non va nella Ferrari SF1000 (Foto: Getty)

I primi due giorni di test a Barcellona non possono dare segnali definitivi sulla prossima griglia di partenza ma di sicuro iniziano a fornire elementi su cui riflettere. Queste Formula 1 2020 sono molto più prestazionali, circa un secondo di media in meno rispetto al 2019 in base alle previsioni, e hanno soluzioni aerodinamiche molto interessanti. Quello che emerge è un miglioramento costante delle piccole e medie squadre, in grado di alzare il livello prestazionale, mantenendo una buona affidabilità. Fra tutte la Racing Point, in grande evidenza con Sergio Perez in entrambe le tornate e con un pacchetto aerodinamico preso “in prestito” dalla Mercedes dello scorso campionato (una copia esatta della W10). Anche l’Alfa Romeo e la Williams, fanalini di coda del 2019, sono riuscite a ricucire parzialmente il gap, sempre grande ma meno pesante. Raikkonen con gomme morbide, mescola C5, ha piazzato il miglior tempo nel day2, mentre Russell ha mostrato un passo molto consistente per la scuderia inglese, non più zavorrata come l’anno passato.

Tra i top team, la McLaren continua nella sua crescita costante, con un Sainz già in ottima forma e soluzioni aerodinamiche innovative e redditizie. Stesso discorso per la Renault, in palla con Ricciardo e finalmente in grado di portare migliorie alla propria power unit. Quello che interessa di più, però, è la situazione dei top team, quelli che si giocheranno il mondiale, le solite tre: Mercedes, Red Bull e Ferrari.

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F1, Test Barcellona: cosa non va sulla Ferrari SF1000

F1, Test Barcellona: cosa non va sulla Ferrari SF1000 (Foto: Getty

Nella giornata di giovedì è scoppiato il caso DAS in Mercedes. Un nuovo volante con funzioni di variazione di assetto per la convergenza delle gomme anteriori che ha lasciato tutti a bocca aperta. Consente di gestire meglio l’usura degli pneumatici, di aumentare la velocità di punta e l’inserimento in curva. In poche parole una vera “svolta” prestazionale per quella che è sempre stata la squadra da battere. La doccia gelata, al di là delle varie accuse presentate dai rivali, è stata la conferma della regolarità ribadita dalla FIA. Questo sistema se affinato può consentire alla frecce d’argento di guadagnare moltissimo, soprattutto sul passo gara. La Red Bull non è stata a guardare e ha mostrato ottime soluzione per quanto concerne la sospensione anteriore e il retrotreno. Albon ha girato moltissimo, come fatto da Verstappen lunedì, palesando una grande costanza e una buona affidabilità del motore Honda. Non sono al livello degli anglo-tedeschi ma sicuramente hanno guadagnato terreno sulla Ferrari. Arrivando al punto dolente di queste prime prove, bisogna sottolineare le difficoltà della Rossa di Maranello. L’ottimismo della presentazione al Teatro Reggio è stata spazzata via dai primi assaggi di pista. La vettura ha palesato un pesante sottosterzo e una bassa velocità di punta. E’ si aumentato il carico aerodinamico all’anteriore, ma il drag ricavato dal nuovo telaio va a discapito dell’efficienza sul rettilineo. In poche parole la coperta sembra sempre corta. Poi va anche sottolineato come rispetto alla concorrenza la SF1000 abbia percorso meno chilometri. Leclerc si è fermato a quota 49 giri nella mattinata di giovedì, spesso fermo ai box per dei controlli alla power unit. Vettel, all’esordio nel pomeriggio, ha completato 72 tornate. Sicuramente non poche ma nemmeno paragonabili ai “centenari” Albon e Hamilton. Tempo per recuperare terreno c’è, così come spazio per apportare migliorie prima del via della stagione a Melbourne a metà marzo, ma la sensazione è che sia ancora una volta un anno alla rincorsa. La Mercedes ha già un’altra andatura.

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Angelo Papi

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