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Iva sulle patenti di guida, riguarderà tutte le auto ma non le moto
Siamo in periodo di manovra finanziaria, di conti dello stato, e di tasse per far quadrare i bilanci. Alla fine dell’anno, come di consueto, si stilano le mosse per mettere a posto le dissestate casse del demanio e preparare al meglio quelle che saranno le spese del nuovo anno. Anche in questo inizio di 2020, avremo quindi qualcosa in più da pagare tra le nostre bollette. La decisione in tema di motori, è quella di introdurre a partire dal 1 gennaio 2020, il pagamento dell’Iva al 22% sulle patenti di guida. Una tassa approvata nel decreto fiscale lo scorso 27 ottobre e che coinvolgerà le autoscuole italiane a partire da questo inizio d’anno.
Fortunatamente è stato chiarito che il decreto non sarà retroattivo e quindi non riguarderà le pratiche iniziate e svolte sino al 31 dicembre del 2019, non costringendo così le varie scuole guida a dover rifarsi sui propri clienti, presenti e passati.
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L’aumento dei costi per conseguire le patenti di guida, con il pagamento dell’Iva al 22 % a partire dal 1 gennaio del 2020, non riguarderà però tutti i veicoli. Il rincaro è entrato in vigore, infatti, solo per quanto riguarda le licenze B e C1, ovvero per la guida dei vari autovetture, ma non includerà le patenti A, cioè i motocicli. Un sospiro di sollievo quindi per tutti i possessori delle due ruote, di qualsiasi cilindrata, scooter inclusi.
L’introduzione della tassazione sulle licenze di guida, è dovuta ad un direttiva europea dello scorso marzo, che costringe anche l’Italia ad uniformarsi ai parametri dell’Unione, togliendo di fatto l’esenzione dall’Iva in questo settore, introdotta nel lontano 1972. Inizialmente, le mosse di Bruxelles prevedevano anche di estendere questo pagamento ai 5 anni precedenti, con una retroattività sino al 2014.
Le varie proteste delle associazioni di categorie, con scioperi che hanno riguardato le scuole guida nel mese di settembre, sono riuscite a far ricredere il Governo, almeno per il momento, su questa parte della manovra. Per ora le moto sono salve, e il rincaro riguarderà solo il 2020.
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