I costi di produzione delle auto ibride ed elettriche sono notoriamente superiori rispetto a quelle ad alimentazione tradizionale e non sono pochi i grattacapi che molte case automobilistiche devono affrontare per guadagnare sulle vendite dei loro futuri modelli ad emissioni ridotte. E gli esempi in questo senso riguardano anche veri e propri colossi dell’auto.
Nissan, tanto per dirne uno, ha ben altri obiettivi per la sua Leaf rispetto a quelli annunciati per la Model S: il punto di break even è stato fissato dalla casa nipponica a quota 500.000 auto l’anno, fatte salve le agevolazioni governative nei paesi che le prevedono. La differenza principale tra l’elettrica Tesla e quella Nissan è che la prima usa migliaia di piccole batterie agli ioni di litio, del tutto simili a quelle dei laptop che usiamo ogni giorno.
Questi mini-accumulatori hanno un costo molto inferiore rispetto a quello delle grandi batterie agli ioni di litio per impieghi automotive, come sono per l’appunto quelle su cui puntano la Nissan Leaf o la Chevrolet Volt. In effetti, come ebbe a sottolineare anni fa Martin Eberhand, co-fondatore ed ex numero uno di Tesla, le grandi batterie Li-Ion per auto costano 3-4 volte più di quelle per portatili a parità di capacità.
Va detto però che Tesla deve porre tutte le sue speranze nella buona riuscita commerciale della Model S: ad oggi, la casa californiana non è ancora riuscita ad ottenere profitti dalle vendite della sola Roadster.
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